lunedì 14 marzo 2016

oriente sulla città dei fuochi



oriente sulla città dei fuochi



Foto di Francesca Moro






































io
non ho più i lunghi
orizzontali vertici_ i luoghi
d’alienanza serena
la servitù leggiadra  da cui ogni cosa di me dipese spirito
e sorse limpida.
il sospiro più dissanguato
che serbo nel cuore come il ragazzo
che meglio ho amato
ebbi facili nozze, e mi divise il corso irruento dei
fatti dal dolore. l’ arco magenta cala il secchio
nel pozzo degli occhi miei
ogni cosa è inutile finche vive
io ti ho concesso il mio tangibile come un atto
di festosa malinconia
riesci a vedere la magica fortezza? il fibroso che
si arrocca, il mio essere questo e un altro.           discende dai forti
dolenti     l’anima del mondo lavato dalla scorza, dove si adultera
l’olio della paura e più non temi la spina ebbra  
di una sorgente piena; le mie vesti sanno di un acre profumo,  prigioni
vo' esumando dai polsi ingannati di ognuno…

*
e la sera non conta più i suoi istanti
qualcuno
si offende di eccessive
perfezioni

*
io più non ho
autunni e  primavere e  inverni che mi avanzino
fra il mascara di leggi insulse e l’eternamente,
le belle stagioni cerchiate da un amore dominante.
nella quieta attesa o nella inquieta
mi svincolo come il granchio nella presa del fanciullo
io mi sento nel tempo amante
di chi porge il suo richiamo, quando il magenta s’arrossa sulle spalle
dei contadini in questa vampa di terra.
dio dorme nella stia della sapienza, mangia
l’erba della parola dell’uomo_ fino a provarne disgusto
ma fino a che temo il precipizio
cui la tua mano mi intavolò da ieri, so che ti loderai
delle mie censure …

*
e cantiamo con gli amici il vino acuto delle stelle
il vino liturgico, ci inebriamo di una
negazione patita,  fingendo di credere ai
sotterfugi dei poeti.



















2 commenti:

  1. Inquitante come prima lettura del mattino, ma anche invito ad un esame...e quel Dio addormentato nella stia della Sapienza, avrebbe dovuto inculcarne un po' anche a noi così sarebbe meno disgustato, credo che l'unica opera difettosa di quel Dio sia stato l'uomo...e i poeti non avrebbero bisogno di sotterfugi, bellissima e cruda, il tuo magenta mi suona come un il rosso di sangue ormai rappreso da tempi assassini, sangue vecchio che ha cambiato vita in morte.
    Non so queli fossero i tuoi intenti...ma io ho queste sensazioni e molte altre ancora da altri versi che mi ci vorrebbe un giorno intero a esplicitarle tutte, ora rimugino in silenzio, il silenzio dell'attenzione che si deve a un Poeta.

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  2. no, non ne avrebbero bisogno.
    ma si divertono...

    elia

    RispondiElimina

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