venerdì 21 novembre 2014

Vedo che intorno, tu di te piena...







Dell’ignea furia, ai gremiti scanni
Non fu tutto un
Rimirar di stelle? Vedo
Che intorno, tu di te piena, il tuo spiro spandi e vago il censir mio
Per mari e prore, e valli ove la mente risiede al passo
E incalza, di umane e discordanti sorti,
Trasogna un flusso.

Ha mai volato 
l’anima mia? E chi è questa folla
Che affanna alle mie spalle la parola 
amore, amore, amore, infinita_
mente - amore?

Solitario il mio tacco seguita a pigolare
La lingua della muraglia e questa
Canzonetta di taverna che stornella il
Piccolo uccello di gabbia e di fosso.

Distendi un velo rosso, 
che sia di poco,
Chi degno sia della
Dolente seta? Re seppure, si voglia indegno, premo
Alle desolate stanze mie - ecco mi fingo -
Aulenti e d’oro ingenuo
Per meditarmi alle capaci pagine
Di sé burlando e gli altri, 
volpe o folle, io.

Ma dimmi, dimmi,
Non fu tutto quel desiderio
Un rimirar di stelle? Un finger benigna la
Pietà dei falsi, un sole la candela nella
Breve sibilla dell'argento
A specchio?

Non fosti tu  l'ardere raggiante
In vero simile a un astro - istessa tu - e nuda e
Affamata carne?

E a dire ti dissi – io sono povero – ecco il mio Regno: l’infinito e ti
Donai un’ampolla piccina
D’acqua di piovasco, per provarti la mia
Infanzia disadorna.

Fu ch'io non compresi. Ma la mia anima,
soffiata a fuoco ampolla,
Gettasti a terra, le mie fontane danzanti, delle mie genti,
Voltandoti ridendo, né mai più 
Ti ho riveduta.

Correo incantamento, si prosciugò il rivo,
E il nevaio fu a nido di gementi greggi

Bandito col suon dell’ armi, 
E la sorda voce dei cari miei 
Malevoli,

Madri, anche 
Il vostro ho inaridito pianto: fu ch'io non 
Compresi! E se più oltre non piovve sul dorso
De' rospi, Amore, amore, infinitamente amore!  Ma in cuor mio ancora mi 
Interrogo il destino e il travaglio 
Che cangia lo stile 
Del poeta, e del veleno

Fulgido: amore sempre amore, e di natura. 
Se fatti non fosser, ____di ciò ho
Maniera - peso e piume,

                                                   per gridare nella notte, sarebbero
                         alla terra anco i pipistrelli?

Cose vane preziose, giocose
Faville e altere.

Diletto vivere alle provate labbra, ecco, di questo comprendo
E nescio d'avanzo; e come un dì d'allegrezza colmo
Per stesso incanto, aprirò la finestra

Mai più siffatta luna!




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