mercoledì 1 gennaio 2014

Le mensole degli scaffali si spaccano



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I

Molte sono le strade che portano alla frontiera, molte le navi che sbrogliano sul fiume
uno sfarfallio di preghiere e di canti che si slargano con poco -
intimo da due yen.

- Da quando mi sono trasferito ho difficoltà
a trovare delle mutande decenti -

Guarda, vola l’airone. E’ segno che non piove.
O il contrario, non so dirlo.

Avrai piombo, che sia per la pesca, o per fare un muro, non importa
E fuoco nell’animo per scaldare chi incontrerai.
O cuocere le 4 patate che seguono.
E avrai pane e avrai
sete, amori maldisposti
da tenere legati con fili di seta alla pietra
dell’inchiostro. Comunque.

Scrivi. È il solo modo per morire senza dover chiedere il permesso.
Essere come tutti in qualche modo, Poeti.

II

A- Di che piedi, di che mani sei, giovane aedo? -
B- Porto nel sacco 4 patate! -

A -E tu chi sei che ti interessi delle mie scarpe e dei miei bambù intrecciati? -
B - Sono anche io un poeta.

A - Ah, sì e cosa scrivi? Le capre? - (ridacchiando)

B - Il mio nome è Basho. – A - Non ho mai udito un nome più strano! -
dice, mostrando tutti i denti.

A - E’ bene che mi affretti - continua il giovane – Mr. Blasco
B- E’ bene, sempre bene, ma il tuo viaggio è inutile.
L’imperatore non ama le patate.

III

Correva l’anno dell’Asino,
ma non sono mai preciso nelle datazioni,
quindi.

IN QUELLA determinata STAGIONE,  tutti i poeti dell’
Ente territoriale si recavano a corte PORTANDO DONI  da poco all’imperatore
orinali di rame, frutti coltivati con le piume
della schiena nella notte da strani

esseri alati di cui si hanno tracce soltanto
nei libri di mitologia.

Doni, souvenir, carabattole,
e le loro poesie scritte
un po’ ovunque. Sopra, i sassi, ad esempio, e le calze, nei secchi
sul pelo dell’acqua, sui carboni delle stufe
ancora caldi

E fichi colti dalle mani di ragazze bianchissime, e catene per la preghiera e le celle
A - Ma io ho il mio Yatate esclamò il giovane -
B – Va’, corri, affrettati -

Il vecchio pazzo, stacca un pezzo della
banana - ne vuoi? – con un morso
lieve.


IV

Sarebbe davvero una bella trovata se questo raccontino avesse un qualche tipo di intenzione
lieta o meno
o se non ne avesse, alla maniera dei
minimalisti

O Rimpinzarlo di Alleluia come un tacchino americano

Ma non c’è foglia stretta
né larga la via.

In oltre è notte tarda o mattino, e non ho più nulla da bere. O da fumare.

V

Alla fine il ragazzo aprì il suo involto, in qualche luogo
Ahi, la differenza fra una stalla e un castello!
Lesse. Questo conta.  O che non lo fece
O che lo fece qualcun altro al suo posto; con voce da frate
O il tono cortese ai drappi rossi o
bianchi, non è necessario saperlo.

Certo la più grande poesia mai scritta, O il resoconto di quando al mattino ti alzi
Per far bollire il latte e caricare la moka per bene
Risalire le scale e fumare la prima.

Ma due bacche di belladonna
non avvelenano il pozzo

E Due fili d’oro non fanno dire al mattino
– ecco – io sono
Ma tu luna, non cadere nel pozzo! Quanti cavalli occorrerebbero
per tirartene fuori?

Ma tu mattino, non sussurrare così piano.

E trema al vento il ramo
del pesco - luminoso, l’ho visto – io – e sopra la neve le
tracce dei cervi e i corvi.

VI

Caro ragazzo concepito con il genio delle dita
Caro ragazzo in si# minore
Io che già t’amo, e non ti posseggo;

una poesia, anche molto, molto breve, pessima, da foderarci la cuccia del cane.
Anche il semplice pronome <Ci>

recitato su un palco allestito per l’Amleto,
può mettere in ginocchio l’Imperatore
e la sua corte.

E’ Forse dio? Si Chiederebbero.  Guardandosi intorno aspettandosi un terremoto da un momento all’altro
Chi può essere l’artefice di tanta seduzione!
Chi altri?

Per quanto ci riguarda, non ci riguarda. Rispondi: Io sono un poeta. Anzi – io sono un Poeta –
Poco vale se tu lo sia o che tu sia uno sciocco,
Se ti chiedessero che sei, che creatura. E lascia i lumi
bruciare. E posa a terra
i cesti di bambù.









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