lunedì 17 dicembre 2012



            ∞















































Carlo non beve caffè, e questo è un fatto.

Luna umida ...“lumida” , per meglio dire, come vuole la moda
di unire fiele e filosòfia

Non avrei mai il coraggio di sposare un filosofo, lol
Alle rose parlerebbe dando loro del
Jean Jaques.

La lumida luna e la breccia
che in volo
fanno gli uccelli al mio fiato e sopra agli orli dei tralicci
come al mio sottanino di pizzo
rosa, le cosce.




Mi pare, alle volte,

di essere una formica che sale lungo il legno grezzo
- di questo parlerò al mio confessore -
o mi inerpico uva
per fuggire la volpe, per
fuggire la volpe.

- La vernice  sta venendo via da una fianco della banchine -
Ha le labbra aspre il mio confessore, come morso
 a un calice di aceto, per questa mia
    abitudine infantile.

Viene a cercarmi un vecchio amico  non lo incontravo da tanto: << Lasciate che indossi

un vestito liso dal tempo – dice -
travestimento che nasconde il pianto, togliendosi di dosso
il pesante soprabito dallo stesso colore
del linoleum a casa.

Penso le stelle una 2 tre stelle, saltano il recinto,
mi fanno il solletico all'ipofisi.

Accecate nell'Est nascente, staccate da ogni cosa come io non sono - con
lento | inverno – Aggiunge, staccando una foglia dalla pianta
di thè che cresce sul mio davanzale
e non sa che è uno stelo di belladonna,

piccolo amico spassoso.





| Le mie dita non sono uguali a dio né
al mio pianoforte – vanesìa – di me di me fantasmatica, estatica, invernatica
hmmm,  invernatica mi si addice - quando gela talmente
che il calore e il freddo

si equiparano.


Ma più mi somiglia, il fiume, il fiume & le barche. Ne ricordo
una, verde come la pece.

Uguale al fiume. Un fiume non sa pronunciare la parola – io -
Più mi somiglia sì. E il verde. Il nero, il fiume.
La Parola Verde. La parola nero.
La parola fiume.













#2



Poesia Scritta Da Carlo Tella Ed Elia, Michele 
Belculfinè a quattro mani sinistre



C’è nelle memorie un torrente dove canoe
navigano ingenue, tra le volte di frasche agitate
che rimuovono atterrare a bocciolo di
fiume le fronde raggrinzite.

C’è un colpire di voghe ritmato
nella quiete del chiarore pettinato flutti
leggeri che scendono di fianco
con un brusio di stoffa sciupata.

C’è un togliere del giorno al punto tempestivo,
nel momento che più vale in una durata,
una rinascita degli sguardi e del riconoscere,
un affanno di aridità delusa.

C’è un’immagine di mare e di stanchezza
che tracima dalla profondità delle anamnesi,
che delle immagine raccontano
istanti. Futuri.










Elia, Michele Belculfinè
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