venerdì 28 ottobre 2016

per il giorno dei morti

Joy Division; Live In Amsterdam 1980



<<mi    chiedo     fin     dove     arrivi… >>






mi chiedo fin dove arrivi…
qui è il fresco
doppiato del tempo,
mugnaio di parole misurate in labari mai stilati_
ogni ceppo china sul suo patio_  rivelare miti, stasi,
venarti al dire, qui, colmo d’esiti oro  nel richiamo, conoscevamo la magia dei
nevai,
cenerentole intatte nel sotterraneo
degli anniversari  finestre su bugie di tomaie
era. era d’estate di fiori dolenti… slacciavi
i tuoi backup, poco altro,  mai sfiorati da quel quadrivio
di getti di flussi
cingere profumi ai moli della smania, ancora…
notturni di un istinto di becco o di brace,
e via api, giornali, troni di polveri, fiotti di botti, scatti di
reflex.
discromie a mani d’orti esauditi. e di
brusco slacciare
la sacca

di un soffitto d’isola, mano rude
al principio di
enne transumanze: lasciate, morti, la grazia di un rivolo
alare, che il nostro
cuore non  sia sepolto  in un giorno di  china. un debutto, una fine distesi; che
avervi basi è afferrare,  di versi priva, gridata che sono: sì,
ma gridata. o dovrei somma. ma fama di
una pace stanziale
di fasi.

e qui
un frutto, un ingegno butti d’ogni lieve polline, cardine incenerito.
avido di allegrezza d’alba che ho mia, sonno che mai t’ ho
avuto né viavai di nubi
in una pozza


*                             
fin dove arrivi, mi chiedo, cresta
di luna-tamburi? _ne furono alla chela   del ferraio_
finestre in loop sul resto di una trafittura di led
nel giorno che i morti tornano semi
e ridevi semi di zucca, quel tuo gusto di cose piane, ideogrammi;

sfilando dal berretto
la tua micro memoria <<__
certi amori resistono. di venerdì, in novembre >> l’ultima
messe sul guado, alla sella delle
armi

va’ che il dispaccio nel
mucchio
della pietraia rintocca_ dici_ 
una cintura di tremiti lievi. pixel
inargentano al presepio innocente, la sfilata di lumi _fra le voci, i piedritti
in farsetto, a brani scagliosi; rondini appena sfiorate

dalla luce, a fatica solitarie.
va’. dici. si muore. si
muore.








mercoledì 26 ottobre 2016

Il Fabbro, a Fabrizio


Red Hot Chili Peppers: Cover of "Californication"





















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Via, ma per poco
ed è maggio ed è settembre. fra
le dita istanti di lune vecchie passate palmo palmo fino a uno scrigno di perle
che tieni come il pane fra
i pensieri di ieri.
io per destarti una dimora di seta, per una
chiusa lingua di fiume _ vai, ma per poco
assurdo ridurre a una formula: nevi sopra lutti nei patii
gialli di danze rosse di nubi: vedi?
piove, piove.
ma se chiedessi sarebbe fuso di sorgiva; e
non t’uccide il brusio allineato
di risa di spasmi nella valle bagnata di semi di mura
quantità e logiche: affari di respiro e di filari.
questo il rostro che si pianta bulbo a fondo_
e t’illude e t’elide
quell’idea acerba di livore sedotto. vai via, ma per poco…

*
e torna a suonare, al globo delle voci,
l’altalena che cigola di dolore (,) torna per blandire il sangue di una radice!
qui mancano
ragnatele, argentari, brumisti dall’aria soma di ritorno da taverne e
tabernacoli alla stiva _amen e salute_
qui mancano i poeti…

*
intatta la parola per un
cerchio di fiamma e arena_ intatta, inutile.
chiamavi terra nella gincana mansueta
di fremiti senza doni e giorni
e opere e giorni.
ti sollevi dal vento morituro di una rotta,
maturo di una fede ignorata,
di una fraternità compiuta futuro...
che invidiavo ai gatti nei cortili, e le stille dei canti,
stretti da un avanzo, a una gioia, a un lume del sangue
per una catena di allegrie
del sangue.
piove, piove - e mi parve il mio nome, sordo,
da lontano inciso nella tua
dinamo.

*
crepuscoli terraquei, 
timorosi di uno spasmo
chiedevi  versi di cargo_
via da farci passo per fiato, sino all’erta delle fate migranti, dove i tuoi occhi al
solo tocco vanno via di luce fitta o cantavano lungo
il cinto dello
stagnaro, e l’erba geme, allora, e si smarca
una sorgente di prim’alba, nel gioco che dici di sferiche perdute,
ma per poco, come il corteo dei fiori, di lampade sulle spalle dei santi
del massico; che rivolo ripensa
questo poco poco. ma lascia ferma la rotaia, il rollio delle culle... (!)
miracolo di venti; acque senza sonno, senza  
miniera.


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