mercoledì 23 marzo 2016

antologia impersonale 0.2





antologia impersonale 0.2



 




















 

















inutile laboriosità della
poesia aspide
immolata per l’amore delle genti serpenti
madre ladra!
padre borsaiolo
fratello coltello scrivere poesie di ruggine
è quanto sono pagata per fare. eccomi
al mondo - da dove di solito
si urina, dove si
annida
un barroccio di stelle
a volte.  il 29 di un autunno pivellino:
eccomi_
e il cielo ci ha coperto con la sua pece immortale
che frigge il rione deliziosamente gelato
stravagante nella litografia di un paio di girasoli sul divanetto a forma
di fossa comune_ dal mio punto di fuga_
io che emergo dalle mani della tua dea infinitamente
lamentosa

*
sporco  il mio cuore
che si racimola un pasto
dove può_
e non ha assalto e pare eterno,
sciocco cuore che canti_ e temi che ti
assordino gli aedi.
solo per esso mi impegno
eppure divora,
sia la posta in gioco
leziosità o moccolo: c’è un cuore primitivo
che ho conquistato
come una cittadella d’oro _
un parapiglia di lazzaretti
da dove risorgo infinita perché tu mi baci
sul vertice della mia limatura.

*
di fianco al lazzaretto
c’è quella vecchia osteria di cui
ti ho raccontato i lumi, i magici infusi
oltre gli spazi radi dove l’odio tiene al pascolo il suo eletto_
senza formule da riempire di desideri aggettivi.
lì puoi trovarmi ogni sera
con una chitarra nel cuore. rossa come il massico da cui ridiscesi felice
per ambire a una guglia di roghi illogici.
qui
mi inebriò il moto
di una gonnella e il mezzo inchino di un valente cicerone
che tutto fuggiva la poesia di un vino
che ridiventa coccio. nemmeno fosse l’olimpo e io l’affanno
di un aratro stellare, una giada di filosofo
la cesellatura al mio orecchio_
ero solo una comune strega quando sono
arrivata
nel villaggio!


















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