mercoledì 9 luglio 2014

(post senza titolo)





1

rivoglio la mia scarpa. che te

ne fai di una scarpa. una sola?
matta che non sei altro.
puoi riderci sopra, si, certo. sfilarne i lacci con pigro dispetto,
scollare la tomaia.
vecchia. puzzolente impiastricciata.
però è mia e la rivoglio.

per favore, rendimi la mia
scarpa. sinistra.

°non puoi usarlo per spazzare i pavimenti perché a ben
vedere è una scopa __stregata,

occhi di serpe che  affatturano,
che pure è un giocattolo a molla, basta un
niente a farlo saltare.

non sei una bambina,
sorridi di rado

a me sta bene il sorriso che sonnecchia, di testa, al tempo
della luna che fa tutto il suo
andare e venire. ridammi
il mio spazzolino da denti, il dentista a  cui mi affido è
un santone dal grande rostro
luminoso
mi ha insegnato la strada
per l’orto degli albicocchi d’oro; di spazzolare bene dice.
occhi danubiani
chiusi come finestre di chi tema
l’estate, ieri, l’inverno.

lo tenevo nell’armadietto del bagno, con lo
specchietto e le forbicine,

e per smorzare l’ odoraccio dei mobili
ikea, il mio sapone cremisi, il
mio spillo da cappello
al profumo di pepe nero. con la punta infernale e dall’altro capo
una perla di fiume calma e chiara – il palpito
di un volo di gabbianelli.

il mio sapone, il mio spillo.

ridammi
la mia coperta
infeltrita,
la mia galea salpata,
la mia felpa
sgriffata

non soffri il freddo 1. ma il mal di mare persino in un bacile 2
e adorni l’altare di prada, all’ombra delle
tue lunghe ciglia 3

l’ha cucita mia madre, per una culla tenera. mio padre ha tosato la pecora
per raccogliere la lana. l’hai rovinata. ma ridammela.
e il mio bicchiere scrivente.

2

una sera da dentro

le negre verdi prese a fischiettare il diavolaccio del vino - 
nobile come il signore - ed ora provo una gioia ben nutrita
ogni volta che bevo
perché celebro che dopo un sorso

tuttavia uno,

uno soltanto - noi ci scambiammo
il bacio di giuda: il bacio di tutti
gli amanti, sotto questa cupola turchina
di vagamondi allentati per ciascuno.

porte. fenditure. spacchi nella specchiera dell’alba.

ora mi trascino, lo sguardo maledetto
di pesce rosolato
la barca in secca, come a dire. tutti  mi chiedono che accade,

che accade

e’ che mi manca il mio vecchio poncho,
mi accomodava dal malocchio.

maledetta però  sei

più di me, donna festosa come il frutto del melograno, che mi  hai
rubato simile ai lupi in fuga, e non sarai assolta - il boccone
più dolce. e non prego finale. rivoglio

il mio calamaio, il mio ermete orbo, il mio povero  ___ronzino di legno.
rivoglio il mio cuore di brace, il mio cuore. oh,
belzebù che ancora io t’amo.





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